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Afrika Bambaataa, le origini del mito

Se si vuole parlare di Hip-hop non si può non iniziare dalla New York degli anni settanta e dal Bronx.


Il movimento culturale più influente degli ultimi anni, infatti, muove i primi passi nel quartiere newyorkese, grazie alle sperimentazioni musicali di DJ Kool Herc, Afrika Bambaataa e Grandmaster Flash; la cosiddetta Trinità, come ci ricorda il documentario su Netflix Hip-hop Evolution, in cui sono raccolte le testimonianze dirette dei 3 e non solo.


Quest’ultimi sono stati i protagonisti dei Block Party: feste di strada, in cui i giovani afroamericani e latinoamericani si divertivano. L’Hip-hop però è un movimento culturale, che va ben oltre la musica, seppur essa sia il suo perno principale. Come dirà KRS One in XXX “hip-hop is something you live”, un’attitudine alla libertà che sfocia nel rap, nel djing, nel ballo e nei graffiti. Il writing ad esempio ha contribuito a creare un'identità comune in chi vedeva la città come spazio di vita e di espressione.


In particolar modo Afrika Bambaataa ha poi fondato la Zulu Nation: un’organizzazione con lo scopo di fornire delle indicazioni etiche ai giovani che si avvicinavano a questa cultura, sottraendoli alle dinamiche delle gang e della strada, a lui note.


Durante la sua adolescente Bambaataa, all’anagrafe Lance Taylor, è stato membro e poi leader della gang dei Savage Seven (più tardi rinominata Black Spades). Solo in un secondo momento, grazie ad viaggia in Africa ed alla visione del film Zulu ha iniziato a ripudiare la violenza, abbracciando un atteggiamento pacifico verso il prossimo. L’Hip-hop diventa quindi una chiave fondamentale nella sua vita, come per altri ragazzi del bronx, stanchi della troppa violenza e pronti ad evaderne attraverso l’arte.


Da un punto di vista musicale, invece, Bambaataa ha proposto uno stile ricco di influenze diverse, in cui centrale è il suono elettronico. Lance Taylor è stato il primo a capire le potenzialità espressive del rap e a piegarlo al gusto più chic riuscendo ad esportarlo in tutta New York. Un’esempio è la sua Planet Rock, prima traccia hip-hop costruita su una base elettronica.



Afrika Bambaataa si è sempre dimostrato un visionario, non precludendosi niente. Le sue sperimentazioni, infatti, sono state importanti per la nascita e lo sviluppo della musica house, della techno e non solo.

Nella seconda metà degli anni ottanta, ad esempio, ha collaborato con un giovane Enzo Avitabile in Street Happyness, esportando la sua esperienza in Italia. I due sono stati anche ospiti in Televisione all'International Doc Club di Arbore con un altro brano: Napoli Dance.


Il rapporto fra Napoli ed il pioniere dell’Hip-hop però non termina qui. Avvicinandoci ai giorni nostri possiamo ricordare un suo dj set al Basic nel 2019 trasformatosi in un vero Block Party, in cui Clementino prese il microfono ed iniziò a rappare.


Tornando alla sua musica, Bambaataa vanta circa 20 album e numerosi singoli. Celebre è l’EP Unity, del 1998, in collaborazione con James Brown, più di una leggenda nella cultura urbana.


Ogni suo lavoro, seppur diverso dal precedente, è connesso dal file rouge della sperimentazione. Questo però gli è costato un calo di popolarità nella cultura Hip-hop, dovuto anche a diversi sviluppi del movimento. Bambaataa, di fatti, ha rivolto la sua musica sempre più verso l’House e l’Electronica.


Oggi, a distanza di 3 anni dalla sua ultima data partenopea, per noi di Bit Clubbing sarà un onore ospitare una leggenda come Afrika Bambaataa nella nostra casa, venerdì 8 aprile, per respirare e vivere l’Hip-hop.




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